Arazzi francesi e avori Inuit: le due anime della villa di un grande esploratore

Da un promontorio boscoso sulla sponda occidentale del lago di Como si erge in tutta la sua bellezza Villa del Balbianello che ha nella splendida Loggia una delle migliori viste sul Lago di Como.
La storia
Edificata nel 1787 dal Cardinale Angelo Durini, sui resti di un convento francescano del XIII secolo, dopo alterne vicende nel 1974, diviene di proprietà di Guido Monzino, imprenditore, esploratore e alpinista milanese. Oggi la Villa è aperta al pubblico grazie al FAI, a cui Monzino ha lasciato la struttura alla sua morte, nel 1988. Ospiti illustri hanno soggiornato qui: da Giuseppe Parini, che le dedicò un’ode, a Silvio Pellico, ma Villa del Balbianello è stata anche set cinematografico per 007 Casino Royale (2006) e Star Wars (2002)
Il giardino

Ciò che rende unica una visita alla Villa è senza dubbio una passeggiata nell’ampio giardino che circonda la Villa. Nonostante la scarsa quantità di terreno coltivabile, il percorso si si sviluppa attraverso un sentiero ascensionale che sfida l’impervio terreno roccioso e scosceso. Dal molo, con i grandi platani potati a candelabro, si sale fino all’ampia balconata, delimitata da siepi più basse di lauro e bosso.
Un percorso suggestivo immerso nel verde che offre una straordinaria varietà di piante perché, grazie a un particolare microclima, nel promontorio riescono a convivere specie botaniche diverse: flora alpina nella parte nord e vegetazione mediterranea sul versante opposto, più soleggiato.

Il grande leccio che domina il giardino attira l’attenzione per la particolare potatura “a ombrello”: una scelta che permetteva al proprietario di ammirare la vetta del monte Legnone dalla finestra del suo ufficio. Questa potatura “acrobatica” è rispettata ancor oggi dai giardinieri della Villa, che riescono a realizzarla indossando imbracature da alpinismo.
Gli interni della Villa


La monumentale Loggia voluta dal cardinal Durini è la vera invenzione architettonica di Villa del Balbianello. Sorretta da arcate e colonne rivestite di Ficus Repens, offre una duplice vista sul lago: da una parte la Tremezzina, dall’altro il bacino della piccola isola Comacina.
La Loggia è fiancheggiata da due ambienti: una Sala della musica, trasformata da Guido Monzino in uno spazio di raccolta per l’apparato cartografico delle sue spedizioni, e una Biblioteca, che oggi conserva il suo fondo librario di soggetto alpinistico e geografico, frutto dei suoi viaggi. Per le sale, Monzino scelse un gruppo di arredi francesi del Settecento, oltre a collezioni di stampe, dipinti su vetro e antiche ceramiche cinesi. Ma a stemperare l’elegante atmosfera occidentale si aggiungono numerosi oggetti esotici di origine africana, precolombiana, egizia e Inuit.
Collezioni e raffinati arredi

Una visita all’interno della splendida villa infatti lascia sorpresi per la convivenza di collezioni e raffinati arredi europei affiancati da reperti e oggetti che testimoniano la grande passione per le esplorazioni e l’alpinismo dell’eclettico proprietario.
Se lo studio di Monzino ci accoglie con pregiati mobili francesi in stile Luigi XV, subito dopo ci sorprende con i frammenti di roccia dell’Everest che testimoniano la sua passione per l’alpinismo culminata con la prima spedizione italiana sulla mitica vetta, nel 1973.
Il Museo delle Spedizioni


Ma è all’ultimo piano della villa che Monzino dà vita a ciò che meglio rappresenta la sua identità: il Museo delle Spedizioni. Bandiere, foto, reperti raccontano una vita avventurosa costellata da celebri imprese. Qui sono esposti materiali e manufatti che provengono dai popoli Masai, giapponesi, berberi e tibetani, fino alla più grande collezione di avori Inuit oggi fuori dalla Groenlandia: circa 300 statuette ricevute in dono dalle popolazioni dell’Artico. D’altra parte una delle sue più celebri imprese è proprio la spedizione al Polo Nord (1971) insieme a trenta guide Inuit e trecento cani polari che trainavano venticinque slitte di legno, di cui un esemplare si ammira proprio a centro della sala museale.
Ai piani inferiori della Villa, il Salotto verde e la sala detta del “Fumoir” sono rivestiti da boiserie settecentesche provenienti da castelli francesi, mentre nella Sala da pranzo prevalgono arredi inglesi, ceramiche e argenti, sempre risalenti al XVIII secolo, oltre al gruppo di arazzi di Beauvais (XVII-XVIII secolo).
Dagli arazzi francesi ai cimeli dell’Artico le due anime di Villa del Balbianello ci parlano di un grande esploratore e di un alpinista instancabile che, all’amore del bello, seppe coniugare la passione per la scoperta e lo spirito d’avventura.


INFO:
https://fondoambiente.it/luoghi/villa-del-balbianello/visita








