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PORTO: la città raccontata dagli studenti Erasmus

Visuale di Porto
Visuale di Porto (Foto: SofiaRossi)

In viaggio per cercare di scoprire le città europee attraverso il racconto degli studenti italiani che hanno vissuto questa esperienza, tra cultura, studio e divertimento.

Cosa spinge un ragazzo o una ragazza di 20 anni ad oltrepassare i confini del proprio Paese? E cosa può offrire una città europea a giovani in cerca di nuove esperienze? Il progetto Erasmus (all’interno del più ampio programma Erasmus+ (rinnovato fino al 2027) è uno dei programmi di mobilità europea più conosciuti e longevi. Permette a studenti universitari di frequentare corsi di studio nelle università di altri paesi europei o extra europei partner del programma, garantendo un ampliamento delle proprie capacità e competenze a livello personale ed accademico.

L’esperienza di vita e studio all’estero migliora le proprie capacità di comunicazione, la conoscenza delle lingue straniere, il proprio bagaglio personale e la capacità di sapersi relazionare con altre culture e tradizioni. Fare un’esperienza Erasmus significa andare oltre il semplice viaggio turistico, ma vivere la quotidianità di una città e dei suoi abitanti.

Diventare ogni giorno un po’ più cittadini europei, sentirsi parte di quel cammino di integrazione e condivisione iniziato tanti anni fa nella mente di idealisti ed europeisti convinti che la nostra Europa non avrebbe dovuto avere più barriere e confini.

Ecco quindi che, da quel lontano 1951, ragazzi di ogni parte d’Italia, si spostano tra le principali città europee, studiando, lavorando e portando ogni giorno un po’ più di Italia in Europa e un po’ più d’Europa in Italia.

Secondo il Report annuale UE Erasmus+ 2021l’Italia è al primo posto fra i Paesi del programma Erasmus+ per numero di persone in partenza per attività di studio e formazione. La maggioranza delle partecipanti è donna. I giovani italiani hanno voglia di viaggiare, di scoprire nuovi posti e di mettersi alla prova.


Sofia, una laurea magistrale in Economia alla Luiss di Roma, è tornata da un Erasmus di 4 mesi a Porto e racconta a Itinerari Europei gli aspetti positivi e negativi di questa esperienza.

Durante il corso di Laurea Triennale ero andata a trovare dei miei amici che stavano facendo l’Erasmus e l’esperienza mi era rimasta nel cuore. Aveva suscitato in me la curiosità di vivere un’avventura fuori casa, di provare l’indipendenza di vivere da sola in una città diversa da Roma e soprattutto, di farlo ora, prima di entrare nel mondo del lavoro! Porto è stata una città che mi ha subito accolta. E’ stato abbastanza facile, fin dai primi giorni, anche sbrigare aspetti logistici come alloggio e trasporti.
Un aspetto positivo è sicuramente la crescita che ti permette di fare quest’esperienza, la capacità di adattamento, di vivere da sola, di sapersi relazionare con persone provenienti da contesti e culture diverse. Se devo pensare invece ad un aspetto negativo, direi che è stato partire con l’idea che l’Erasmus degli altri sarebbe stato il mio Erasmus. In realtà non è così. Ogni Erasmus è a sé, ogni esperienza è strettamente personale e legata agli avvenimenti di ognuno, alle persone che incontri, alla città dove vivrai. Le persone sono il tuo Erasmus.

Raccontaci questa città e quali sono i luoghi maggiormente frequentati dai giovani

Se dovessi pensare ad una parola per descrivere Porto direi: “estate”. Il fiume che passa dentro la città, l’Oceano, i colori. È una città viva, accogliente, vivibile, non dispersiva, che ti permette di orientarti e muoverti agevolmente tra i vari quartieri. Io abitavo in uno studentato a Casa da Música, dove c’è il famoso Auditorium progettato da Rem Koolhaas su 12 livelli, con sale concerti e ristoranti. Per una passeggiata panoramica, per fermarsi a bere un drink ascoltando un pò di musica si può andare a Jardim do Morro, una verde collinetta raggiungibile anche in cabinovia. E per gustare un’ottima sangria c’è il bar Aduela, a Rua Das Oliveiras

La Galeria de Paris è il luogo ideale per una serata in compagnia: passeggiando per le viette pedonali si incontrano bar, locali e club dove ballare o sentire musica dal vivo. Per un pomeriggio di shopping consiglio invece Rua de Santa Catarina, posto perfetto per perdersi tra negozietti e boutique locali. Una serata particolare l’ho passata al Ristorante “Terra Nova”, a Cais da Ribeira, quando la mia famiglia è venuta a trovarmi dall’Italia: qui abbiamo potuto assaggiare il famoso baccalà con le patate ed i rissois de Camarão, una specie di panzerotti ripieni. Per assaggiare la francesinha inveceil ristorante più consigliato è Brasão Aliados, a Rua de Ramalho Ortigão. Ma non si può andare a Porto senza degustare l’omonimo vino. Nei pressi del porto organizzano itinerari enogastronomici per le cantine, dove si possono assaggiare le diverse varietà di Porto, ammirando anche le bellezze del posto. Infine, la Valle do Douro è sicuramente un posto da non perdere per le sconfinate coltivazioni di Porto e i pittoreschi panorami che costeggiano l’omonimo fiume. La Valle do Douro è la più antica regione demarcata vinicola di tutto il mondo.

Vivere a Porto vuol dire anche apprezzare il perfetto stile portoghese dei suoi palazzi e dei suoi quartieri, soprattutto in centro città. Da vedere sicuramente: il lungomare, il Palácio da Bolsa e la Chiesa di San Francesco, il quartiere di Ribeira, una delle zone più belle e vive della città, con il suo lungo fiume e le terrazze panoramiche. Altro posto dove poter ammirare Porto dall’alto è Miradouro da Serra do Pilar, posto suggestivo che gode di una splendida vista panoramica.

Porto offre tantissimo anche uscendo fuori dalla città. Tra le mille escursioni ed attività che si possono fare, a 40 minuti dal centro città, raggiungibile anche in metro o bus (a Porto è molto efficiente anche il servizio BOLT, una sorta di Uber portoghese, economico e che arriva praticamente dappertutto!) la scuola di Surf Mathosignos, che per 15€ ha dato a me e ai miei amici le basi per imparare a fare surf! Allontanandoci un po’ di più abbiamo raggiunto LisbonaMarésCoimbra, il Parco nazionale di Peneda-Gerês, all’estremo nord-est del paese, dove mi sono lasciata perdere tra boschi di agrifogli, gigli di Gerês, ruscelli e cascate. 

Ma il vero gioiello delle escursioni è sicuramente l’arcipelago di Madeira. Per chi come me ama fare trekking, ma in modo soft, consiglio le escursioni nella località di São Lourenço, Calheta e Ponta do Sol, con la cascata de Anjos, che cade direttamente sulla strada, e ancora la bellezza paesaggistica da ammirare al Monte Palace Tropical Garden, che si può raggiungere anche in funivia. Questo posto non è solo uno spettacolare giardino tropicale, ma dentro c’è anche un Museo con oltre 1000 sculture contemporanee africane e circa 700 minerali da Brasile, Sudafrica, Zambia, Perù, Argentina e Nord America, il giardino cinese e giapponese, il Central Lake e tanto altro. Partendo da Funchal le cose da fare e da vedere sono tante: a partire da Santana, tipico villaggio portoghese dove passeggiare al mercato e gustare il tradizionale banana-ananas; il Cristo Rei a Santa Cruz, la Rua de Santa Maria per camminare tra ristorantini e locali e infine, le piscine naturali di Porto Moniz, un vero paradiso in terra. All’ora di cena Madeira offre un’ampia varietà di locali e ristorantini dove gustare piatti tradizionali come il pesce espada con banana, il bolo de caco o le lapas. Un posto molto carino e non turistico dove andare a mangiare è la Taberna da Sé, a Funchal. Visitando queste isolette ho capito perché perché sono chiamate le “Hawaii d’Europa”. Insomma, Madeira è un posto davvero meraviglioso!

L’Erasmus è aperto a studenti dei corsi di laurea triennale, magistrale o iscritti ad un dottorato di ricerca.
Tra gli altri requisiti richiesti: aver completato il primo anno di studi, essere cittadini dell’Unione Europea ed avere un livello di conoscenza linguistica adeguato e certificato. Inoltre, viene data priorità agli studenti con una media alta, con un buon numero di esami sostenuti, tenendo in considerazione anche la condizione economica per chi fa richiesta per una Borsa di studio. Il periodo di studio all’estero va da un minimo di 3 mesi ad un massimo di 12, con differenti tipologie di durata (breve o lunga).

Il Learning Agreement, ovvero l’accordo di studio tra studente, Università di appartenenza e Università ospitante, è il documento fondamentale del progetto Erasmus. All’interno di esso sono indicati gli esami che si intendono sostenere, il numero di CFU ed eventuali esami che si vogliono sostituire. Il Learning Agreementpermette, soprattutto, il riconoscimento in Italia degli esami sostenuti all’estero.

Per candidarsi è importante controllare i bandi pubblicati ciclicamente dalle Università.
Per ogni informazione utile visita la pagina dedicata all’Erasmus, sul sito dell’U.E.

S.N.

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