
Le esperienze di turismo sostenibile o responsabile sono in crescita costante: dal Sud del mondo all’Italia sono sempre più numerosi i viaggiatori attenti alle ricadute del proprio comportamento e che scelgono modalità di viaggio ispirate a principi di giustizia sociale, economica e di rispetto per l’ambiente.
Dall’albergo diffuso al pescaturismo, dal recupero dei beni confiscati all’ecoturismo: una vacanza, oltre che occasione di svago e relax, può diventare una vera opportunità di conoscenza e di arricchimento personale, un’esperienza che farà parte del nostro vissuto personale in maniera indelebile, capace di modificare anche punti di vista e abitudini.
Il Global Sustainable Tourism Council
A livello internazionale il Global Sustainable Tourism Council (*) è l’organismo che promuove la sostenibilità e la responsabilità sociale nel turismo. La certificazione GSTC è la più autorevole in campo turistico a livello mondiale. In Italia non esiste ancora un ente pubblico competente per il turismo responsabile ma, da quasi trent’anni, il tema è oggetto di riflessione e ha portato, fra l’altro, all’istituzione dell’Associazione Italiana Turismo Responsabile.
Insieme al suo presidente, ai soci e a rappresentanti del mondo accademico cercheremo di capire meglio le tante sfaccettature di un modo di viaggiare più rispettoso del Pianeta e delle Persone, in linea con gli obiettivi dell’Agenda 2030.


Presidente Maurizio Davolio, come nasce e come è strutturata AITR? Come lavorate con i cittadini e le istituzioni?
L’Associazione Italiana Turismo Responsabile è nata nel 1998 dopo alcuni anni di riflessione sulle criticità del turismo compiuta da un gruppo di persone interessate al tema, di cui anch’io facevo parte; insieme individuammo le criticità del turismo che noi chiamiamo patologie e cercammo di definire un turismo diverso, rispettoso dell’ambiente e delle culture: lo chiamammo turismo responsabile.
Di AITR fanno parte 22 piccoli tour operator, una decina di ONG, una ventina di imprese che gestiscono strutture ricettive per un totale di oltre 50 unità, due editori, associazioni culturali, alcune organizzazioni nazionali come Legacoop, Confcoop, ARCI, Legambiente, WWF, Borghi Autentici d’Italia e la grande compagnia di assicurazioni Europ Assistance. Dialoghiamo con l’industria turistica convenzionale, con gli enti pubblici, con il mondo dell’Università e della Scuola.
Quali altre istituzioni o enti sono presenti in Italia a tutela e promozione del turismo responsabile?
Non ci sono altre realtà analoghe alla nostra, riteniamo di rappresentare come associazione di secondo grado l’intera realtà del turismo responsabile. Esistono però anche singoli operatori che non sono nostri soci, ma che si ispirano a loro volta ai valori del turismo sostenibile e responsabile.
Turismo sostenibile e turismo responsabile
Spesso turismo sostenibile e turismo responsabile sono usati come sinonimi, ma quali sono invece le differenze?
A grandi linee per turismo sostenibile si intende il lato dell’offerta; svolgono politiche di sostenibilità gli enti pubblici nei loro programmi di sviluppo e adottano buone pratiche di sostenibilità i gestori di strutture ricettive; il turismo responsabile si colloca maggiormente sul lato della domanda e dei comportamenti e riguarda prioritariamente gli organizzatori di viaggio e i turisti; i due termini non sono sinonimi ma condividono sistemi valoriali molto simili, soprattutto se per sostenibilità non si intende solo quella ambientale, che è forse la più conosciuta, ma anche quella sociale e culturale, l’attenzione al benessere dei dipendenti, la valorizzazione delle culture locali delle comunità ospitanti, l’inclusione sociale, l’attenzione al tema della disabilità.
Dai numerosi report dedicati alle tendenze di viaggio e alle preferenze dei turisti emerge come stia crescendo l’attenzione a prediligere sempre più strutture attente al tema della sostenibilità, che sta diventando un criterio determinante nella scelta del soggiorno. Per esempio una ricerca sui mercati di lingua tedesca ha dimostrato come il 23% degli ospiti sia disposto a pagare un prezzo maggiore per un albergo attento a questo aspetto. E in Italia?
In Italia assistiamo ad una la crescita di tutte le forme di turismo a basso impatto ambientale; diversi nostri operatori propongono la bicicletta, che è in fortissima crescita, il trekking, i cammini, i viaggi nei Parchi nazionali e regionali e in altri territori di pregio naturalistico così come nei tanti borghi medievali e rinascimentali, ricchi di storia e di cultura.
Tuttavia i principi del turismo responsabile dovrebbero progressivamente essere adottati in tutte le tipologie di turismo. anche nei viaggi di lavoro.
Quale modello di turismo vede maggiormente in crescita?
Noi notiamo che quasi tutte le forme di turismo sono in forte crescita, addirittura in esplosione dopo la pandemia; da un lato crescono i viaggi a lungo raggio, le crociere, il turismo di lusso; dall’altro il cicloturismo, i cammini, la scoperta delle aree interne, i borghi. Questo vale anche per l’Italia, non credo ci siano sostanziali differenze con gli altri paesi europei.
D’altra parte una decisione che spetta al singolo turista che, prima di partire, può scegliere operatori turistici che propongono viaggi responsabili e sostenibili (alcuni di questi sono anche soci AITR).
In Germania per esempio il turista può verificare quali tour operator hanno la certificazione rilasciata da TourCert, una società di Stoccarda che offre un sistema di consulenza e certificazione riconosciuto a livello internazionale.
Viaggiare responsabilmente
Se pensa a un’esperienza esemplare di un suo “viaggio responsabile”, quale le viene in mente?
Un viaggio in Bolivia, in cui sono stato ospite di comunità locali (turismo di comunità), ho incontrato la gente, parlato con loro, gustato i loro cibi, assistito alle loro attività e capito i loro problemi.
In un viaggio responsabile si capisce molto di più del paese visitato rispetto al turismo convenzionale, dove in genere mancano l’incontro, l’esperienza e la condivisione.
(*) Il Global Sustainable Tourism Council (GSTC) è l’organismo internazionale nato dall’United Nations Environment Programme e dall’United Nation World Tourism Organization, per promuovere la sostenibilità e la responsabilità sociale nel turismo. La certificazione GSTC per le strutture ricettive rispetta uno standard internazionale riconosciuto in tutto il mondo. Inoltre è multisettoriale, in quanto si rivolge a tutta la filiera e include tutti gli aspetti della sostenibilità (es gestionale, socioeconomica, culturale, ambientale). Gli obiettivi sono:
- sviluppo di standard internazionali,
- creazione e miglioramento della sostenibilità nelle destinazioni,
- promozione dell’accesso al mercato,
- aumento delle conoscenze e delle migliori pratiche e contributo alla convalida degli standard di sostenibilità.
Il GSTC definisce il turismo sostenibile nel suo insieme, attraverso quattro criteri: impatti ambientali, responsabilità sociale, vitalità economica e culturale delle comunità della destinazione turistica e gestione di un programma di sostenibilità.









