La nuova economia “immateriale” raccontata da Fausto Faggioli

Pioniere del turismo rurale ed esperienziale, Fausto Faggioli è esperto di marketing territoriale e sviluppo sostenibile. Ha lanciato, nel 1982, il progetto “Fattorie Faggioli” un modello pilota riconosciuto dall’UE ed è fondatore e docente di E.A.R.T.H. Academy. Come imprenditore e formatore è riuscito a integrare strategicamente agricoltura, turismo, sviluppo locale e narrazione dei territori. Ad aprile scorso è stato eletto presidente della Commissione Nazionale Turismo del CIM (Confederazione degli Italiani nel mondo).
A Itinerari Europei racconta la sua visione del turismo che verrà.
Sfide e opportunità del turismo sostenibile

Oggi il turismo sostenibile rappresenta una delle più grandi opportunità economiche, sociali e culturali per il nostro Paese. L’Italia possiede un patrimonio unico al mondo: paesaggi, borghi, biodiversità, cultura, agricoltura di qualità, tradizioni e saper fare. Ma la vera sfida è trasformare questo immenso capitale diffuso in sistema territoriale integrato. Il turismo sostenibile può diventare motore concreto di sviluppo locale quando riesce a mettere in rete imprese, comunità, istituzioni, formazione e innovazione, creando una filiera territoriale in cui agricoltura, turismo, ambiente, cultura e benessere dialogano fra loro. La sfida più urgente è passare da una logica di promozione del singolo prodotto a una visione di “Destinazione Territorio”, dove l’ospite non acquista solo servizi, ma vive relazioni, autenticità ed emozioni memorabili.
Giovani e innovazione
I giovani rappresentano la più grande energia rinnovabile del turismo italiano. Portano competenze digitali, sensibilità ambientale, linguaggi contemporanei e una visione nuova dell’ospitalità, più orientata all’esperienza che al semplice consumo. Rispetto ad altri Paesi europei, in Italia spesso manca un ecosistema sufficientemente favorevole alla nascita di nuove imprese turistiche innovative. Occorre investire di più in formazione pratica, incubazione di startup, accompagnamento progettuale, accesso al credito e reti territoriali capaci di sostenere i giovani imprenditori. Nel turismo rurale, in particolare, vedo un grande futuro: agricoltura multifunzionale, ospitalità esperienziale, turismo lento, benessere, enogastronomia, outdoor e cultura locale possono diventare straordinarie opportunità di nuova occupazione qualificata.
Ruolo dell’Europa

L’Europa deve diventare sempre più un laboratorio di cooperazione fra territori. Non serve una competizione che impoverisce, ma una collaborazione che genera valore condiviso. Attraverso Programmi europei, reti internazionali e scambio di buone pratiche, possiamo costruire nuovi modelli di sviluppo sostenibile che mettano al centro le comunità locali. La mia esperienza con EARTH Academy mi ha insegnato che i territori crescono davvero quando imparano a dialogare, condividere esperienze e costruire visioni comuni. L’Europa può essere il grande ponte tra identità locali e sviluppo globale.
Vinitaly 2026 e turismo enogastronomico

Vinitaly 2026 ha confermato una tendenza chiara: oggi il vino non è soltanto un prodotto, ma è cultura, paesaggio, identità, racconto, esperienza. L’enoturismo rappresenta una leva strategica straordinaria perché riesce a connettere produzione agricola, ospitalità, ristorazione, paesaggio, eventi, tradizioni e narrazione territoriale. Una bottiglia racconta una terra, una comunità, una storia. Eventi come Vinitaly possono diventare motori di sviluppo anche per territori meno conosciuti, se accompagnati da una strategia capace di trasformare il vino in porta d’accesso a un ecosistema di esperienze autentiche.
Visione futura
Il futuro appartiene ai “Territori dell’Esperienza”. Luoghi in cui il turista non si sente cliente, ma parte di una Comunità. Luoghi dove innovazione e tradizione camminano insieme. Luoghi dove la sostenibilità non è slogan, ma stile di vita. Trovare equilibrio tra valorizzazione turistica e tutela dell’identità locale significa mettere al centro il benessere di chi abita quei luoghi. Perché esiste una verità semplice: “Non si può stare bene da turisti in luoghi dove non si sta bene da residenti”. Il turismo del futuro sarà sempre più umano, relazionale, lento, autentico, diffuso, sostenibile e capace di creare valore condiviso.
Turismo come industria di pace

Se dovessi sintetizzare in una visione il futuro del turismo, direi che il Turismo è la più grande Industria di Pace al mondo. Lo credo profondamente perché il turismo, nella sua essenza più autentica, non è soltanto economia, non è solo movimento di persone, non è semplicemente consumo di luoghi o servizi. Il turismo è incontro, è dialogo, è scoperta reciproca, è costruzione di relazioni. È uno dei pochi strumenti capaci di abbattere muri invisibili, avvicinare culture diverse, trasformare le differenze in valore condiviso e generare benessere attraverso la conoscenza reciproca.
Credo profondamente che il turismo costruisca ponti fra culture, generi conoscenza reciproca, valorizzi le differenze come ricchezza e crei economia attraverso l’incontro umano. Questa è la sua straordinaria forza: unire sviluppo economico, crescita sociale e armonia fra i popoli. Ma perché il turismo diventi davvero Industria di Pace, dobbiamo cambiare paradigma: passare dal turismo che consuma al turismo che rigenera, dal turismo che attraversa superficialmente i luoghi al turismo che li vive e li rispetta, dal turismo di massa al turismo di qualità relazionale, capace di lasciare valore alle Comunità ospitanti.
In questa prospettiva i “Territori dell’Esperienza” rappresentano il modello del futuro: luoghi vivi, autentici, sostenibili, dove agricoltura, cultura, ambiente, ospitalità, artigianato e innovazione dialogano in un’unica visione di sviluppo condiviso. Luoghi in cui chi arriva non si sente cliente, ma parte di una Comunità, quasi “uno di casa”. Se sapremo investire in giovani, formazione, reti territoriali, imprenditorialità diffusa e cooperazione europea, il turismo potrà diventare molto più di un comparto economico: potrà essere una leva di pace, di coesione sociale, di valorizzazione delle identità e di futuro per i Territori.

Il futuro del turismo non sarà costruito da chi venderà meglio una destinazione, ma da chi saprà trasformare un territorio in un’esperienza di umanità condivisa. Questa è la vera rivoluzione gentile del nostro tempo e la forza dell’Industria di Pace. E, come amo ricordare:
“Senza entusiasmo non si è mai compiuto niente di grande.”









