
In un futuro dominato dal riscaldamento globale, i territori montani dovranno trovare altre forme di turismo invernale.
Da sempre le vacanze invernali, come quelle natalizie, sono indissolubilmente legate alla montagna e alla stagione sciistica. Per l’immaginario collettivo l’inverno evoca boschi coperti di neve e lunghe piste da sci dove provetti sciatori vestiti di vivaci colori volteggiano come farfalle lungo pendii innevati. Il colore predominante è il bianco ma, da qualche anno ormai il candore delle piste ha lasciato il posto a versanti rocciosi, dove la terra affiora fra alberi spogli e aride sterpaglie.
Così la magia del “bianco Natale” è affidata ai cannoni sparaneve. A questo si aggiunge un grande consumo di energia e di acqua per “sparare” neve tecnica, ma anche per trasportare gli sciatori in cima agli impianti di piste da sci che, a loro volta, “consumano” suolo sostituendosi a boschi e pascoli montani. Intanto nell’arco alpino le temperature crescono a una velocità maggiore rispetto alla media globale. Secondo un recente studio, pubblicato lo scorso anno su Nature Climate Change, entro la fine del secolo circa la metà degli impianti sciistici europei sarà ad altissimo rischio di innevamento. Un allarme che arriva dopo la valutazione dell’impatto del riscaldamento globale su oltre 2.200 impianti sciistici di 28 paesi europei.

Il panorama sciistico delle montagne dunque cambierà aspetto nei prossimi anni e in un futuro dominato dal riscaldamento globale sarà indispensabile trovare altre forme di turismo invernale con un impatto più sostenibile per l’ambiente.
Se da un lato nevica sempre meno, dall’altro aumentano gli impianti dismessi e l’innevamento artificiale.
A livello nazionale il tema è stato ampiamente trattato da Legambiente con il report Nevediversa da cui emerge che in Italia, gli impianti dismessi nel 2025 sono 265, (erano 132 nel 2020). Piemonte, Lombardia, Veneto e Abruzzo le regioni più penalizzate. E sulle Alpi francesi e svizzere le cose non vanno meglio.
La crisi climatica, con le previsioni di inverni più caldi e diminuzione delle nevicate, impone dunque un nuovo approccio più sostenibile nel rapporto fra turismo e località montane. Perché sostituire motoslitte e impianti di risalita con ciaspole e sci di fondo si può.
Ben prima che il tema fosse così emergenziale, lo hanno dimostrato per esempio gli operatori turistici che fanno parte di AITR (Associazione Italiana Turismo Responsabile) proponendo concrete alternative alla tradizionale vacanza invernale in montagna.
È il caso di Jonas, tour operator con sede a Vicenza che dal 1988 propone un turismo lento e un modo di vivere la montagna oltre la tradizionale settimana bianca incentrata su impianti sciistici e piste innevate. Facili, ma avventurose le proposte invernali: dal Capodanno (o Carnevale) sull’Altopiano di Asiago per un trekking nelle Prealpi Vicentine, alla ciaspolata in Val di Funes, fino al capodanno sulle Piccole Dolomiti dopo un’emozionante escursione notturna sul Sentiero dei Grandi Alberi. Con o senza neve.
(Crediti foto: sito Jonas – https://jonas.it/)









